tagli
in un giorno in cui ho sbattuto per la “ho perso il numero di volte” volta la faccia contro il fatto che le cure non stanno impedendo a mia mamma di continuare a peggiorare sono scappata.
tra le rocce.
tra il verde.
tra il cielo.
tra le nuvole.
appesa ad una corda in un giorno di fine ottobre che sembra maggio.
mescolata in mezzo ad un insieme di colori, emozioni, nuvole, profumi, pensieri, luce e ombre a pochi metri dal suolo.
a capire quanto quello che ho valga la pena. nonostante tutto.
ho iniziato lentamente a salire su una parete di gesso che mi ha tagliato le mani.
che la mia inesperienza ha fatto si che mi graffiasse tutto il corpo.
appesa ad una mano. spinta da un piede. in precario equilibrio. come sono adesso.
ma pur sempre in equilibrio.
e sono tornata a casa spossata.
sanguinante e piena di graffi e lividi.
così il mio essere fuori è stato in armonia con il mio essere dentro.
non è tutto qui, alla fine?
un precario equilibrio?
una corda che mi tiene su mentre cerco appigli in una roccia che si sfalda sotto le mie dita?
e la tenacia di arrivare fino in cima.
uno sforzo di nervi e muscoli sorretti da una mente che non mi abbandona.
che non mi lascia mollare neanche quando le braccia non mi reggono più.
perché so che il panorama da in cima è qualcosa di indescrivibile.

