cruella

"Divento intelligente quando mi serve. Ma al più degli uomini non piace." M. Monroe

martedì, ottobre 24, 2006

tagli

in un giorno in cui ho sbattuto per la “ho perso il numero di volte” volta la faccia contro il fatto che le cure non stanno impedendo a mia mamma di continuare a peggiorare sono scappata.
tra le rocce.
tra il verde.
tra il cielo.
tra le nuvole.
appesa ad una corda in un giorno di fine ottobre che sembra maggio.
mescolata in mezzo ad un insieme di colori, emozioni, nuvole, profumi, pensieri, luce e ombre a pochi metri dal suolo.
a capire quanto quello che ho valga la pena. nonostante tutto.
ho iniziato lentamente a salire su una parete di gesso che mi ha tagliato le mani.
che la mia inesperienza ha fatto si che mi graffiasse tutto il corpo.
appesa ad una mano. spinta da un piede. in precario equilibrio. come sono adesso.
ma pur sempre in equilibrio.
e sono tornata a casa spossata.
sanguinante e piena di graffi e lividi.
così il mio essere fuori è stato in armonia con il mio essere dentro.
non è tutto qui, alla fine?
un precario equilibrio?
una corda che mi tiene su mentre cerco appigli in una roccia che si sfalda sotto le mie dita?
e la tenacia di arrivare fino in cima.
uno sforzo di nervi e muscoli sorretti da una mente che non mi abbandona.
che non mi lascia mollare neanche quando le braccia non mi reggono più.
perché so che il panorama da in cima è qualcosa di indescrivibile.

sabato, ottobre 21, 2006

mesi

cinque.
in cui mia madre non ha avuto un solo secondo di tranquillità. uno sguardo con un abbozzo di serenità. una solo secondo senza che un tarlo le lacerasse la mente e un tumore le mangiasse il fegato.
lo sguardo e la voce sono quelle di un animale cacciato che si rifugia in un posto che pensa sicuro e vigila.
vigila e sonda ogni singolo sguardo, parola, atteggiamento nella speranza che chi ha davanti le possa regalare una speranza. le possa dire "non ti preoccupare, guarirai."
e invece le parole magiche non esistono. e tutto diventa così difficile.
la vedo così terrorizzata che non so cosa darei per poterle donare 5 minuti di tranquillità, per poterla vedere addormentare finalmente serena.

sabato, ottobre 14, 2006

due

parrebbe così semplice, ma non lo è. o forse non lo è per me. incontri uno che ti piace. e non capisci bene perché. è viscerale. è l’odore che fa. la sensazione che ti prende quando lo guardi in faccia. quello che senti nelle mani quando lo accarezzi. e vorresti perderti in questo mondo fino a che i sensi non sono appagati. e lo fai. per un paio di volte, ma poi iniziano i problemi anche quando tu di problemi non ne hai. è essere in due. la cosa più difficile del mondo. perché quello che senti tu deve piano piano incastrarsi in quello che sente lui. perché il tuo entusiasmo a volte non basta. e inizia un “gioco” fatto di pazienza e calma sperando di non pescare un imprevisto che ti rimandi al via con un turno fermo in prigione. e la testa si costruisce un mondo che non collima con quello reale e sta in te non farti prendere dalla panico perché le cose seguono un percorso differente da quello che vorresti. ma quanto tempo puoi aspettare? e’ questo che mi chiedo.

lunedì, ottobre 02, 2006

il lieto fine

è per le favole e le principesse. e direi che io non rientro nelle categorie, ma la novità non è scoprire per la milionesima volta che scelgo sempre uomini che per un motivo o per l'altro non mi vogliono, ma è essermi guardata allo specchio questa mattina e essermi fatta un sorriso. volermi bene e non giudicarmi o farmi la guerra per aver provato. e nessun sostegno sarà mai importante come quello che viene da dentro di me. ci ho messo anni di dolore e sangue, anni di vivisezione e strazio, anni di battaglie senza vincitori, anni in cui mi sono giudicata, criticata, insultata e offesa per ogni singolo microscopico errore che commettevo, ma alla fine il premio è valso tutta la strada in salita.
il premio per non straziarmi.
il premio per essere felice di riuscire a sentire.
comunque vada a finire.